Promozione Sociale

Referente dell’area Promozione Sociale è il dott. Domenico Samele 

«Il riconoscimento della dignità intrinseca e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia umana è il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo»
(Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948)

Ci occupiamo da molti anni delle micro-dinamiche di potere che, proprio all’interno delle relazioni — spesso quelle per noi più importanti, sia nell’ambito personale sia in quello professionale — possono compromettere la libertà, la dignità e la pace.

La pace non può essere pienamente costruita se continuiamo a pensare l’umanità come una somma di popoli separati, ciascuno definito dalla propria identità e contrapposto agli altri. Fino a quando ci considereremo soltanto popoli diversi, difficilmente riusciremo a sentirci parte di un’unica umanità. Il primo passo verso la pace è: smettere di pensare “noi e gli altri” e riconoscerci come parti diverse di un unico corpo umano.

Pensiamo invece all’umanità come a un corpo vivente, che attraversa il tempo, cambia, cresce e si trasforma nella storia. I popoli ne sono le diverse membra: differenti per forma, esperienza, cultura e storia, ma appartenenti allo stesso corpo. Nessun membro esiste pienamente da solo e nessuno può considerarsi estraneo al corpo di cui fa parte. La sofferenza di una parte riguarda l’intero organismo; la crescita di una parte può contribuire alla crescita dell’insieme.

Vogliamo andare oltre il rispetto e riconoscere nell’altro una parte dell’umanità alla quale anche noi apparteniamo. La diversità non è ciò che ci separa dall’umanità: è una delle forme attraverso cui l’umanità si esprime e continua a trasformarsi nel tempo. Fuori da questo orizzonte c’è dominio, annullamento, gerarchia di valore o peggio di potere.

La relazione attenta ai bisogni relazionali può generare quelle competenze sociali necessarie perché la famiglia umana diventi realmente il fondamento della libertà, della giustizia e della pace.

Pensiamo quindi che, per diffondere una vera cultura della pace, sia necessario riconoscere le dinamiche di potere che attraversano le relazioni e imparare a rinunciare alla lotta per il potere come modalità per affermare se stessi. 

Per questo ci impegniamo da anni a creare spazi di incontro, condivisione e confronto. La condivisione ci offre l’impagabile possibilità di sperimentarci alla pari, ciascuno con la propria storia, la propria dignità e la propria differenza, ma tutti uomini e donne appartenenti allo stesso cammino dell’umanità.

Per informazioni e iscrizioni ai diversi gruppi è necessario scrivere al Centro tramite il modulo dei contatti oppure inviando una mail a [email protected].

I disegni sono di Chiara Lucia Beltrame

Torniamo ad abitare i villaggi

Se pensiamo l’umanità come un corpo vivente, che cambia nel tempo e nel quale ogni popolo rappresenta una parte dell’intero organismo, abbiamo bisogno di ritrovare luoghi in cui questa appartenenza possa essere concretamente vissuta.

Il villaggio è uno spazio di vita nel quale persone differenti possono incontrarsi e nel quale la reciprocità può tornare a regolare gli scambi relazionali: dare e ricevere, ascoltare ed essere ascoltati, offrire e ricevere sostegno, riconoscere ed essere riconosciuti.

Per molto tempo, la vita delle persone è stata organizzata intorno a comunità nelle quali ciascuno poteva contribuire alla vita degli altri e, nello stesso tempo, ricevere dagli altri ciò di cui aveva bisogno.

Oggi molte delle nostre relazioni sono attraversate da dinamiche di potere, competizione, isolamento e bisogno di affermazione. 

La nostra ricerca sulle micro-dinamiche di potere nelle relazioni ci ha portato a mettere al centro dell’attenzione proprio questo bisogno fondamentale: il bisogno di poter essere in relazione senza dover dominare né essere dominati, senza dover vincere né perdere, ma potendo sperimentare la possibilità di essere alla pari.

Da questa ricerca nasce il desiderio di creare spazi nei quali sia possibile fare un’esperienza semplice e profondamente umana: condividere e ascoltare, ricevere e offrire supporto, incontrarsi nella differenza senza trasformarla in distanza o gerarchia.

Abbiamo chiamato questa esperienza il villaggio.

Il villaggio non è un ritorno nostalgico al passato. È uno spazio del presente nel quale possiamo tornare a sperimentare qualcosa di essenziale: l'umanità si realizza nella relazione. Il villaggio è la strada verso un futuro vivibile per tutti.

Abitare un villaggio significa imparare nuovamente che ciascuno è parte di un insieme più grande. Significa poter portare la propria storia, le proprie domande, le proprie differenze e i propri nodi esistenziali, sapendo che non è necessario essere uguali per appartenere allo stesso corpo umano.

Torniamo ad abitare i villaggi per ritrovare la reciprocità, per fare esperienza della condivisione e per costruire, a partire dalle relazioni più vicine, una cultura della pace.

Abbiamo l'esperienza che la pace comincia proprio qui: in un luogo abbastanza vicino da poterci incontrare, abbastanza semplice da poterci accogliere e abbastanza umano da ricordarci che siamo parte di un unico corpo.

Il gruppo è aperto a tutte e tutti e si incontrerà con cadenza mensile.

Si svolgerà su piattaforma zoom il giovedì dalle 19.00 alle 21.00.

Gli incontri sono gratuiti; è richiesta la prenotazione presso la segreteria del Centro, scrivendo a [email protected], per ricevere il link.  Ogni incontro sarà facilitato da un collaboratore e/o collaboratrice del Centro.

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